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Biotina

La biotina, nota anche con il nome di vitamina H o vitamina B7 è considerata una delle vitamine più importanti per il benessere dei nostri capelli.

Composta da un anello tiofenico e un anello imidazolico e da una catena di acido valerianico, è un micronutriente essenziale in grado di espletare un essenziale ruolo metabolico per l’organismo.

Può essere assunta attraverso alimenti di origine animale, quali fegato, carne di vitello, agnello, maiale, pollo, pesce, derivati animali quali uova e formaggi, o di origine vegetale, in particolare carote, cavolfiore, funghi, spinaci e fagioli, lenticchie, noci e lievito di birra. È possibile incrementare le dosi di biotina nell’organismo anche tramite l’assunzione di integratori.

 

La storia della biotina dal 1931 ad oggi.

La biotina fu scoperta quasi per caso nel 1931, durante alcune sperimentazioni sui topi, cui fu somministrata una dieta a base di soli albumi d’uovo crudi. L’obiettivo era dimostrare che questi rappresentassero una fondamentale fonte di proteine.

Tuttavia, nel medio periodo, i topi presentavano gravi emorragie e dermatiti, il loro pelo cadeva e le funzioni vitali si riducevano, fino alla morte dell’animale. Si scoprì, dopo accertamenti, che la causa della morte era la mancanza di biotina. Il bianco d’uovo, se non cotto, presenta una grande quantità di una particolare glicoproteina, l’avidina, che lega con la biotina e ne impedisce la formazione.

L’esperimento dimostrò l’importanza della biotina per la salute dell’organismo. La vitamina agisce in numerosi processi metabolici e favorisce il benessere di nervi, pelle, midollo spinale e ghiandole. Anche i capelli traggono enorme giovamento dalla presenza di biotina.

 

Studi attuali sulla biotina

I processi di assorbimento e di azione della biotina non sono ancora del tutto chiari agli studiosi. Sembra che l’assorbimento avvenga a carico dell’ileo e del digiuno, e che la vitamina sia poi trasportata da due proteine, l’albumina e le alfa- e beta- globuline all’interno del plasma raggiungendo i tessuti.

Numerosi studi e trial medicini sono tutt’ora in corso per la definizione precisa dei meccanismi d’azione della biotina.

 

Funzioni della biotina

La biotina rappresenta il coenzima di diversi enzimi definiti carbossilasi, che svolgono ruoli di primo piano nel metabolismo di zuccheri, grassi e proteine.

Sebbene i pareri degli esperti siano discordanti in merito agli effetti della biotina sull’organismo, sembra che la vitamina sia in grado di agire come segue:

Favorisce il trattamento di alcuni deficit enzimatici congeniti;

  • Migliora il metabolismo degli zuccheri in persone affette da diabete di 2° tipo;
  • Migliora il metabolismo intermedio;
  • Rinforza e irrobustisce le unghie;
  • Favorisce la salute della pelle idratandola e nutrendola;
  • Migliora la qualità dei capelli.

Concentriamoci sull’ultimo aspetto.

 

Come agisce sui capelli?

Ricerche dimostrano che la biotina sia in grado di regolarizzare l’azione delle ghiandole sebacee e quindi la produzione di sebo. Quest’ultimo, se prodotto in grandi quantità, può indebolire i capelli. Una corretta secrezione favorisce, di conseguenza, un giusto equilibrio e un maggior benessere del cuoio capelluto.

Di contro, la mancanza di biotina, può causare dermatiti seborroiche, caratterizzate da forte desquamazione, e una conseguente caduta dei capelli nella zona interessata.

Sembra, infine, che la biotina sia in grado di favorire una ricrescita nelle zone diradate e un maggior spessore dei capelli. Un fenomeno simile sembra avvenga anche con i peli della barba negli uomini.

 

Integratori e dosi consigliate

Come già accennato, è possibile assumere la biotina anche tramite integratori multivitaminici. La molecola, infatti, risulta completamente solubile e mai tossica, poiché l’organismo è in grado di eliminarla tramite l’azione dei reni e del sistema linfatico.

La biotina si presenta sotto forma di compresse, fiale iniettabili o bustine effervescenti o granulari.

Le dosi raccomandate dagli esperti variano tra i 15 e i 100 microgrammi al giorno. Gli studiosi raccomandano che tali dosi non siano superate.

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